INTERVISTA AL MUSICISTA FRANCO GIAFFREDA - Rising Time

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INTERVISTA AL MUSICISTA FRANCO GIAFFREDA


 

Rising time intervista Franco Giaffreda 

1.Ciao Franco, piacere di averti sulle pagine di Rising Time, vuoi iniziare a raccontarci come è nato il tuo amore per la chitarra e per la musica. 
Ciao a tutti, piacere mio! Il mio amore per la musica è nato parecchi anni fa, nei primi anni 80, guardando dei concerti dalle prime VHS che mia sorella portava a casa. Deep Purple California Jam mi ha folgorato! Poi Elton John in Central Park, Black and Blue con Black Sabbath e Blue Oyster Cult, Van Halen del 1981 etc.. Da li sono partito, cercando di emulare i chitarristi di quelle band, facendo dei fermo immagine impossibili sulle parti più difficili ahah. Ovviamente poi è stato importante ascoltare dischi dei più disparati generi, dal Prog al Metal, dal Blues alla musica classica, scegliendo poi quello che mi appassionava di più e usandolo poi in futuro, nel mio modo di suonare. 

2.Il tuo primo approccio con l’arte e con lo strumento che suoni. Che percorso didattico hai effettuato? 
Come secondo step, ho iniziato da autodidatta a capire come si muovevano i brani, cercando di capire tonalità, scale, ritmi etc e iscrivendomi successivamente al conservatorio, dove ho approfondito grazie alla chitarra classica, tutto questo. 

3.Apologia di un destino comune” è il tuo nuovo album. Parlaci del suo sviluppo, spiegaci la scelta del titolo. 
Apologia di un destino comune è un album volutamente composto in un mese. Volevo fermare tutte le emozioni che provavo durante il primo lockdown. Stavo scrivendo dei pezzi per non annoiarmi quando ho pensato di creare questo concept su tre persone comuni chiamate “Uno fra i Nessuno”, “Uno dei tanti” e “Uno fra i pochi”. La loro vita all’inizio del 2020, le loro solite giornate con i loro pensieri, poi l’arrivo del Covid-19 con il brano “incredibile realtà” e la nuova situazione, vista sempre dai tre protagonisti, fino al triste epilogo che li accomuna. Il titolo vuole essere un messaggio, una strenua difesa della vita ad andare avanti, vivendo con forza questo destino comune che ci coinvolge tutti. 

4.Parlaci un po’ delle canzoni del disco, come sono nate, da cosa sono state ispirate? 
Dopo la prima strumentale “2020” e il brano “Controcorrente” cantato dal narratore, i tre brani successivi presentano i tre personaggi con i loro caratteri diversi. Cantano in prima persona e lo stile musicale rappresenta il loro carattere, ora Rock, ora Soft oppure più riflessivo. Nella seconda parte succede la stessa cosa, fino alla chiusura dove il cantato e’ sempre in prima persona, ma tutti e tre vivono la stessa situazione. In chiusura dell’album rientra il narratore che con il brano “Apologia di un destino comune”, fa una dedica a loro e a tutte le vittime della pandemia. 

5.Come vivi l’attuale crisi della discografia, cosa pensi di questo periodo di estremo disagio da Covid-19. Dire che è un periodo drammatico è un eufemismo. Prima della pandemia era già una situazione non bella, non parlo dei superbig della musica che hanno sempre lavorato. Parlo di quelli come me, che suonano in locali, in situazioni più piccole, in teatri o festival organizzati a fatica, le etichette indipendenti. Ora quando si tornerà alla normalità quanti riusciranno ad aprire e ripartire? Con chi collaboreremo? Noi musicisti ci mettiamo tutta la passione possibile, speriamo di trovare un aiuto da tutti gli altri. Comunque, con voi di Rising Time questa è già una bella occasione per dire “ci siamo ancora”. Quindi grazie ancora per questa intervista e continuate cosi, a dare voce a tanti musicisti che credono ancora che il mondo musicale non sia finito con le solite cose che ascoltiamo da sempre, ma che c’è ancora voglia di fare musica propria.

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