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RISING TIME MAGAZINE OSPITA NOCHES MAN: QUATTRO CHIACCHIERE CON L'ARTISTA SARDO


 

1.Ciao Noches Man, piacere di averti sulle pagine di Rising Time, vuoi iniziare a raccontarci un po’ di te.  Chi sei? Da dove arrivi?
 
Salve a tutti ringrazio Rising Time per lo spazio! Nuff respect! Mi chiamo Matteo Nughes, in arte Noches Man. Ho 24 anni e vengo da un piccolo paese del sud ovest della Sardegna, nel Sulcis-Iglesiente, chiamato Fluminimaggiore. È un piccolo paese incastonato tra le montagne e a pochi passi dal mare: il perfetto compromesso, insomma. In questo periodo così delicato, ho bisogno di pensar positivo e credere che manchi sempre meno alla fine di quest’incubo. Abbiamo tutti voglia di tornare ad avere maggior equilibrio. 

2.Come è nato il tuo amore per la musica.

Il mio amore per la musica nasce sin dall’infanzia. Trascorro da sempre molto tempo con mio padre e, grazie ai viaggi in macchina con lui, ho imparato ad amare la musica; in particolare quella de “I Nomadi”. Penso che Augusto Daolio sia stato la mia prima fonte d’ispirazione, oltre ad essere un artista straordinariamente sottovalutato. Arrivato alle scuole medie, ho ascoltato quasi involontariamente un album di Alborosie dal titolo “Escape from Babylon”: da lì, fu amore “a primo ascolto”. Da quel momento, ho cercato di informarmi su Internet e ho scoperto il mondo del Reggae, che ancora oggi fa parte della mia vita ben dopo 12 anni quel colpo di fulmine. Nel buio del mio studio improvvisato tra camera e garage, ho cominciato a fare delle cover e nel 2016 ho deciso di cominciare a propormi con insistenza per fare le prime serate live. I miei compaesani hanno apprezzato sin da subito e devo ringraziarli per il sostegno che mi danno tutti i giorni, anche ora che non possiamo esibirci. Grazie al Reggae sono riuscito a girovagare per piccoli paesini della Sardegna, a fare live e contest. Un’esperienza fantastica: partire da Flumini insieme ai miei amici e, nel mio piccolo, conoscere mentre mi facevo conoscere. Ancora oggi, sento telefonicamente grandi persone che ho incontrato in questi anni: sono maestri e compagni di viaggio. Ho avuto il piacere di suonare con i grandi nomi sardi della scena reggae: Natty Sam, Sista Namely, Anthony Screwface, Islasound . Perché “Reggae music is ah Mission”, come diceva qualcuno... Nel 2018 ho cominciato a scrivere i miei primi inediti. Ogni giorno cerco di imparare, anche per la barriera linguistica che mi separa dal genere, ma è la mia passione e so che ce la farò. 

3.Parlaci del tuo ultimo album "My Declaration"
 
L'album “My declaration” ha avuto un processo di stesura piuttosto travagliato: ho cominciato nei primi mesi dello scorso lockdown e l’ho concluso a fine settembre. Contiene 13 tracce, di cui tre featuring: 2 sono rapper del mio paese, mentre uno è con Randagiu Sardu. I riddim scelti, sono stati concessi gentilmente dai producer che hanno apprezzato le mie versioni sui loro tappeti musicali. L'album è stato registrato alla Tana Records: un piccolo studio di registrazione di Fluminimaggiore. La realtà? Volevo farlo uscire prima, ma ho riscontrato diversi problemi tecnici e ho voluto sentire il parere di tutti. Per me, l’opinione dei miei amici e dei produttori è fondamentale: meglio un orecchio in più, che un orecchio in meno. Li ringrazio tantissimo, perché far uscire un album è il sogno del “me ragazzino” che si realizza. 

4.Cosa pensi della scena musicale di oggi. 

Penso che il Reggae in questi ultimi anni abbia avuto un leggero calo di ascoltatori, soprattutto in Italia. In questo momento la musica popolare è un’altra. Devo però dire che negli ultimi mesi ho notato una grande contaminazione con il rap italiano. Sono fiducioso, quindi. Poi, io sono per il “pochi ma buoni”; tutto sommato c'è ancora qualcuno che resiste e cerca di portare un bel messaggio con le proprie canzoni. Mi piace molto la scena francese, quella brasiliana e quella argentina. Anche la California “suona”, ma le migliori vibes le sento ancora dalla scena africana. La Jamaica secondo me sta perdendo un po' di terreno, ma c'è qualche big che mantiene le tradizioni del Roots Reggae. Il cambiamento, l’innovazione che sta avvenendo non è male: basti ascoltare il nuovo album di Protoje, che secondo me è una bomba. Tra gli artisti, mi piace molto Marcus Gad. Attenzione, però, ché anche in Sardegna stiamo lavorando bene. 

5.Parlaci dei tuoi progetti futuri 

Bella Domanda! Sono uno che non si ferma mai. Da Novembre 2020 sto lavorando al primo album ufficiale, insieme a un produttore sardo di nome Borkab. Per ora stiamo lavorando alla grande, abbiamo il piacere di avere tanti featuring dal tutto il mondo. Mi piacerebbe devolvere parte dei proventi in beneficienza. Ringrazio tutti e, in particolar modo, Rising Time per lo spazio. BLEESS YOU ALL!

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Rising Time's staff includes different figures within it, each and everyone linked to the other by the love for Black Music . The idea arose in 2013, but has become a true reality only in 2014, when DiMa and Ele decided to combine their skills to give life to a mixed project focused not only on music production but also as a real benchmark or simply an information point for reggae music lovers and similar, highlighting the events and venue of the Italian territory and the “made in Italy” productions.